L’economia del gratuito [ Marketing 2.0 : è un caffè sospeso] terza parte

Non vorrei che le cose sin qui dette avessero fatto pensare a qualcuno dei miei lettori (a proposito: grazie!) che tutto il marketing che si fa grazie ai Social Network sia marketing innovativo, mentre il marketing tradizionale sia tutto quello che si fa off line!  Anche su Internet e nei Social Network, e nei convegni sul turismo 2.0 si vede molto marketing tradizionale; a volte cioè si ripropongono – con un’altra veste e con strumenti “nuovi” – i vecchi limiti dell’atteggiamento del marketing “manipolatorio”.

Ancora una volta cioè a parole si dice che il consumatore è un soggetto attivo che va riconosciuto come tale, rispettato, coinvolto, ascoltato, e poi lo si tratta come un bersaglio da colpire (target). Non si cerca affatto di studiarlo e di “ascoltarlo” come fanno i biologi marini con i pesci, si cerca di farlo abboccare come fanno i pescatori con l’amo.

In altre parole se l’atteggiamento è ancora una volta quello di vendere quello che vogliamo noi (cioè unidirezionalità), anziché sforzarci di dare risposta ai suoi bisogni, o di costruire assieme a lui una relazione e un prodotto, non credo si possa parlare davvero di marketing 2.0.Provo a spiegarmi meglio.

La rivoluzione di internet ha “umanizzato l’approccio al mercato”. In particolare la logica del 2.0 (non sono certo io che l’ho scoperto) è in gran parte la logica del dono. Io ti dono del tempo, le mie competenze, le mie conoscenze, le mie emozioni, e grazie a questo nasce una relazione tra di noi.
Tutto ciò, ci ricorda Luca De Biase, conferma quanto aveva chiaramente capito Marcell Mauss che cioè un dono invita alla reciprocità, non per obbligo contrattuale, ma attraverso qualcosa di spirituale, che coinvolge l’onore del donatore e di chi riceve il dono. E’ come se il donatore non desse soltanto l’oggetto, il bene relazionale, ma anche una parte di sé: e così si crea un legame tra le persone.

Ogni dono apre una relazione, e chi lo riceve sente l’obbligo di restituirlo. E’ come al bar, se io ti offro un caffè, la volta dopo tu ti sentirai di dover fare altrettanto, di ricambiare. E’ il principio della reciprocità.

L’economia che così si genera è stata definita “l’economia del gratuito”, e dice sempre De Biase, è fondata sulla coltivazione delle relazioni tra le persone. Il dono di tempo, di attenzione, di ascolto, produce un ritorno in relazioni umane. Ancor prima del marketing, il buon senso dice che se ci sono relazioni ci possono anche essere delle vendite, e un’azienda ha un futuro. Brutalmente il tema è “togliti dalla testa l’idea di vendere, se vuoi stare nel mercato. Punta a costruire relazioni”.

Ed ora torniamo al cuore della questione: se tutto questo è vero, non è il caso di replicare nei Social Media le azioni del marketing tradizionale, bisogna piuttosto abbandonare assieme alla logica manipolatoria, anche quella dello standard, del gadget e del merchandising, surrogati del dono, che lavorano per la spersonalizzazione e l’omologazione, non certo per creare relazioni e condivisione. E nel turismo ogni azione standard, come ogni proposta standard è un mattoncino in più verso la banalizzazione delle differenze. E addio identità. (continua)

di @GDallAra

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marketing turistico_ dono

Meglio non finire tutti uguali [ Marketing 2.0 : è un caffè sospeso] parte seconda

Questa nuova ondata fatta di relazioni, passaparola, comunità, racconti, che ha rivoluzionato l’atteggiamento nei confronti del web e del marketing, mostra però anche dei problemi, che – grossolanamente – definirei tipici del “fondamentalismo”. Dico questo proprio perché vedo che in qualche iper-entusiasta del web 2.0, sopravvive un atteggiamento fideistico, tipico dell’approccio tradizionale “stimolo reazione”, che cozza con il tema del consumatore come persona, con i temi della relazionalità e della condivisione che sono la ragion d’essere di quanto di nuovo c’è nel marketing 2.0, un marketing “collaborativo”.

Credo non si possano fare dei ragionamenti corretti sull’uso degli strumenti (ad es. come deve stare la mia attività in un certo Social Network?) in assenza di una conoscenza minima del settore al quale ci si vuole riferire, e senza una conoscenza minima della domanda e delle dinamiche di un mercato. Non è che se una serie di scelte e di azioni ha dimostrato di funzionare con successo in America, per una impresa di grande dimensione nel settore agricolo, si può pensare che sia sufficiente replicarla in Italia, per una piccola impresa, nel turismo.

O proporla così come è, ad una destinazione che voglia “sfondare” nel mercato turistico cinese! Su questo penso si possa essere tutti d’accordo. Credo anche che si possa essere d’accordo nel dire che se si vuole superare l’approccio del marketing tradizionale (quello pubblicitario, basato sui depliant, le fiere turistiche ecc. ), occorre perlomeno conoscerlo. A volte invece, guardando i temi di alcune iniziative sui nuovi strumenti offerti dalle nuove tecnologie, l’impressione che anziché imparare ad usare gli strumenti se ne esca tutti usati, è altissima. Senza contare l’inevitabile omologazione che potrebbe derivare da un uso acritico, o eteroguidato.

Perché è chiaro che prima di scegliere uno strumento o di adottarlo, occorre avere una visione nella quale inserirlo, una visione di sé e della propria azienda, altrimenti si rischia di diventare un po’ tutti uguali e “tutti usati”. Trovo stimolante a questo proposito quanto ha scritto Derek Thompson nell’articolo “La tassa invisibile”. Dice Thompson “Quando cerchiamo qualcosa su Google contribuiamo a migliorare l’algoritmo del motore di ricerca e a vendere annunci. Allo stesso modo i nostri dati su Facebook sono usati per arricchire il sito e vendere annunci”; e conclude: “Facebook è ultraredditizio perché, come Google, il suo modello economico trasforma gli utenti in lavoratori”.
Il mio pensiero è che almeno in parte questi problemi possano essere risolti se si riesce a guidare, a tenere la regia della scelta e dell’uso degli strumenti, e ciò può avvenire ancorandosi a dei valori. Solo così infatti è possibile utilizzare il marketing per quello che davvero è: uno strumento. E non esserne usati. Per intenderci: parlo di valori come la trasparenza, la sostenibilità, la passione per il territorio, o per la storia, o per l’identità, la divulgazione della cultura, l’amicizia, l’accoglienza, il rispetto dell’ambiente… “Valori” – sia chiaro – non finti decaloghi per operazioni “Image Washing”.

Sono infatti i valori che differenziano le imprese, se li hanno. E possono continuare a differenziarle anche quando utilizzano strumenti identici per comunicare e dialogare. Lo ha dovuto ammettere anche Philip Kotler che, dopo essere stato per decenni il guru del marketing tradizionale ha scritto “nell’era della comunicazione orizzontale, nessun controllo verticale può funzionare. Soltanto onestà, originalità, e autenticità producono risultati”. Per questo i valori dei quali le imprese sono portatrici dovrebbero essere esplicitati chiaramente anche in quanto si fa sul web, e anzi dovrebbero essere veicolati dagli strumenti, assieme alle azioni realizzate sul web, e non solo. …..(continua)

@GDallAra

 

creatività e nuovi strumenti

Prospettive nuove alla cultura del turismo [ Marketing 2.0 : è un caffè sospeso] parte prima

il vacchio marketing ph credits Gary Anett on Pinterest

Sono passati mesi, molti pure, dal mio ultimo post, non perchè non avevo materiale da condividere o cose da raccontare, ma per il semplice fatto che il blog/ger  necessitava di un periodo di riflessione. Questa riflessione è maturata in me, portandomi  a realizzare un mini sito, ma sopratutto di [ provare] a creare un social blog, uno spazio di condivisione “aperto” a tutti [ o quasi] 

Con tale intento, oggi inizia un nuovo corso, frutto di passione, condivisione e sopratutto amore per il mio lavoro. 

E’ un onore per me iniziare questo nuovo percorso insieme al Professore Giancarlo Dall’Ara ,  che non ha bisogno di presentazioni, il quale curerà la  rubrica chiamata “ il marketing 2.0 un caffè sospeso” ;  sapienti guest post che ci delineano l’evoluzione del marketin turistico e non solo . 

Ogni commento o suggerimento è ben gradito ..buona lettura !

Il “marketing 2.0” ha messo in soffitta l’approccio tradizionale al marketing. Per essere più precisi ha messo in soffitta il marketing unidirezionale, quello “manipolatorio” e meccanicistico, smaccatamente pubblicitario e di conquista (mercati da conquistare, bersagli da colpire, campagne, …).

Certo, il marketing tradizionale era già in crisi da un pezzo, ed assieme al marketing erano in crisi gran parte dei suoi capisaldi: il marketing mix, l’idea stessa del “target”, il ciclo di vita del prodotto. Ma è con il web 2.0 che il “consumatore” è diventato davvero il “Re del mercato”, come il marketing “ufficialmente” sosteneva fin dagli anni ’60, purtroppo solo a parole.
In ogni caso lo sviluppo del web 2.0, e il boom dei Social Media, hanno messo in crisi un’intera generazione formatasi leggendo acriticamente i testi di marketing “allegramente importati dagli Usa”, e proposti come libri sacri in non poche Università italiane.

La rivoluzione del web, e il nuovo approccio al marketing che ne scaturisce, ha avuto il grande pregio di tirare fuori dal cassetto la visione italiana, o “latina” al mercato, sino a pochi anni fa sconosciuta ai più, e largamente minoritaria; quella visione per intenderci che ha sempre fatto leva su concetti e strumenti come il passaparola (“alternativo” all’advertising), la reputazione (in polemica con i fondamentalisti dell’immagine), il dono (in alternativa al merchandising), il dialogo, la gestione delle relazioni (contrapposte alle procedure standard).

Nella nostra cultura la reputazione di un’azienda, come di una persona, come di un prodotto, è sempre dipesa dalla sostanza non dall’apparenza, dai contenuti; e così è nell’approccio 2.0. Lo stesso discorso può essere fatto per le relazioni, le conversazioni, i beni relazionali, i racconti, le raccomandazioni.

I Social Network mettono in connessione tra di loro le persone, non i consumatori, né tantomeno i “prodotti”. Twitter funziona se riesci a costruire dei ponti e delle relazioni “autentiche”, sostiene correttamente Giovanni Cerminara  nel suo manuale “Twitter per hotel”.

Voglio dire che le nuove tecnologie hanno ridato linfa ad un approccio al marketing che mette i valori (dall’amicizia, alla condivisione) al centro, e chiede anche una “gestione” del marketing che comporta tempo e dedizione, e per la quale non basta poter contare su un budget adeguato. Ancora una volta esce confermata la vecchia regola, per decenni trascurata se non abbandonata, che metteva al centro del marketing nel turismo l’accoglienza, le relazioni.

Obiettivo di chi vende, si diceva, non è vendere, ma costruire relazioni. E tutto questo oggi è ancora più vero, più gestibile, e soprattutto molto più efficace. Insomma è avvenuto, e sta ancora accadendo sotto i nostri occhi, ben più di un rilancio di una cultura gestionale: una vera e propria rivoluzione che ha saputo dare strumenti e prospettive nuove alla cultura del turismo del nostro Paese, calda e relazionale. Prospettive per molti versi affascinanti……. (continua)

@GDallAra

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Can’t Forget Italy : un progetto di senso sul videotelling per il turismo

Ci sono notizie, idee, progetti, che ti lasciano sul posto, specie se sono così innovativi e lungimiranti al punto tale che esclami ” cavolo ….ci vorrebbero dieci, cento, mille progetti come questo.”
Il progetto in questione è  Can’t Forget Italy : un progetto di marketing territoriale 2.0 lanciato in queste ore dalla Agenzia di Promozione Turistica della Basilicata.
Ho avuto il piacere di parlare [ su Skype] ed intervistare la mente creativa nonchè l’ideatrice del concept del progetto : Mikaela Bandini., già famosa per il suo bellissimo blog di viaggi di architettura.
La conversazione inizia, fecendo uno scambio di complimenti e congratulazioni, [ anche lei era a conoscenza del mio progetto Umbria on The Blog], per poi essere concordi sul fatto che il marketing e la comunicazione turistica non necessita di grandi soldi, bensì di GRANDI IDEE.
 Sono molto curioso in merito al progetto e pertanto inizio con la  mia domanda iniziale: ” Cosa è Can’t Forget Italy” ???

Mikaela, mi illustra , che la sua idea prende ispirazione da un evento molto importante per gli esperti del settore  [ BTO ] al quale ha partecipato lo scorso anno.
Ascoltando uno speech dove si parlava di marketing territoriale emergeva che la comunicazione turistica era “noiosa”, non si allineava più all’evoluzione del nuovo turista : una comunicazione dai grossi limiti per i tempi che corrono.
Da qui al contatto con la Regione Basilicata il passo è breve, Mikaela con il supporto della destinazione progetta un’idea di marketing territoriale esclusivamente basata sul 2.0 : nasce Can’t Forget Italy, il diario digitale.
Il format consiste nell’implementare  un diario digitale e territoriale basato sulla realizzazione di foto e video ad opera di giovani [  7 giovani under 35 anni] blogger, fotografi e videomaker, provenienti da tutte le parti del mondo lo scopo di ottenere dei video-racconti creati in esclusiva ed originali in una prospettiva nuova, giovane e poco formale, nonché di inserirsi con lavori realizzati ad hoc in svariate piattaforme web attraverso la propensione a divenire “VIRALI”.
Secondo l’idea di Mikaela “fare marketingsignifica far capire/trovare/conoscere un prodotto/servizio che la persona non conosce e non sapeva di esistere” _ed io aggiungo_  giungendo ad esso, magari per una contaminazione/ anticipazione del sogno, perchè le destinazioni ora sono i nostri “custodi” del sogno.
Inoltre, la stessa Mikaela, alla domanda domanda se pensa che il progetto possa essere replicabile, risponde   ” Internet e la Rete non conosce confini geografici e il suo intento è di esportare il format in  altre regioni italiane, una sorta di Davide contro Golia”, [ visti i costi contenuti della realizzazione] ma soprattutto visto ” lo stato dell’arte” della comunicazione e del marketing turistico in cui versano la maggior parte delle destianzioni italiane.
Che dire, se non complimentarvi ancora per la realizzazione di questo format, ma soprattutto sono molto contento di sapere che in Italia [ nel travel] CAMBIARE SI PUO’ ..SI DEVE.
Nel frattempo che escono gli altri contenuti [ prevista per la prossima settimana] gustati questi scatti.. stay tuned …
Grazie Mikaela

Ravenna Future Lesson : un evento per parlare di giovani ed innovazione

Ravenna Future Lesson, forte del successo dello scorso anno, si presenta alla sua seconda edizione dal 20 al 22 ottobre, con un tema molto significativo ed attuale ” Conferenze per i giovani che si confrontano con il futuro“.
Il programma quest’anno si presenta ancora più ricco nelle tre giornate che compongono l’evento, coinvolgendo alcuni relatori illustri come Luca de Biase, Alex Giordano e Gianluca Diegoli e tantissimi altri [ GUARDA QUI I RELATORI…]
Come avrai potuto notare tra i relatori ci sono anche io,  parlerò la mattina del 21 ottobre nel panelist dal titolo: Webbing Discussion, contribuiti di esperienze.

Il mio speech verterà essenzialmente su come il Web sia stato e sarà   la “superficie” culturale dove prende forma il mio lavoro nonché la mia passione : il marketing e il turismo.

E’ una grande occasione di scambio e di networking finalizzata alla conoscenza tra i giovani e per i giovani, visto che ultimamente, per i tempi che corrono non ci sentiamo compresi abbastanza, anzi, ci sentiamo “dimenticati”.
Merita di non essere passata in sordina l’iniziativa Curriculum Ok,  dove i 15 curricula migliori dei giovani partecipanti a RFL 2011 saranno inviati alle 1.350 imprese più performanti e radicate nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.
Per maggiori info relative all’ottimo  programma leggi  QUI 
Ravenna Future Lessons è un  progetto ideato dallo Studio Giaccardi & Associati  in collaborazione con Associazione culturale Ravenna innovazione, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, Camera di Commercio di Ravenna e Confindustria Ravenna.
Sarà un piacere rivedere vecchi e nuovi amici.

ph credits http://www.flickr.com/photos/sangiopanza/

The Social Media : un ottimo report

Nielsen, ha da poco pubblicato un report sullo stato dei Social Media : ci sono dei dati davvero significativi

          

© 2010 Alessio Carciofi - Marketing Territoriale per il Turismo