Non perdiamoci lungo la strada della standardizzazione [ Marketing 2.0 : è un caffè sospeso] quarta parte

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Se assumiamo le tesi emerse sinora, e cioè se assumiamo la logica del dono, del marketing collaborativo, e ci ancoriamo a dei valori (come l’onestà, la trasparenza, la condivisione…), così da evitare di uscirne tutti omologati, o così da evitare di cercare di manipolare anziché co-evolvere, quali possono essere allora i piani di intervento da esplodere anche sul web, e gli strumenti da affiancare al web 2.0?

Io posso solo fare riferimento alla mia esperienza personale sviluppata in ambito turistico. Da tempo, nei progetti che seguo, punto tutto sul tema dell’accoglienza. L’accoglienza è forse l’espressione massima della nostra identità culturale. Non lo è certo la Promozione. Però sul web vedo relativamente pochi siti davvero accoglienti, o che puntano sul marketing dell’accoglienza; e vedo ancor meno “campagne” di accoglienza.

Se penso alle iniziative degli Enti turistici vedo la solita logica promozionale e di conquista che li animava in passato. Eppure l’accoglienza può essere il grande vantaggio competitivo della maggior parte delle nostre destinazioni e dei nostri territori. L’Italia come meta turistica si è sviluppata grazie al passaparola nato e cresciuto a dismisura proprio grazie ad una esperienza di accoglienza (strutturale e relazionale) unica. Non penserete certo che sia stato l’Enit a fare di noi una meta di eccellenza del turismo internazionale!

Quando io muovevo i primi passi nel turismo, l’Italia nel mondo era conosciuta soprattutto grazie agli stessi stranieri che visitandola ne diventavano ambasciatori, al popolo dei nostri camerieri che l’aveva invaso (un bravo cameriere, si diceva, doveva essere italiano), e alla pattuglia degli albergatori che svernava all’estero per farvi promozione. Tutto questo era supportato da una fenomenale e diffusa capacità di accogliere e – appunto – relazionarsi con gli altri. Il resto (pubblicità, dépliant e fiere) era puro contorno mediatico.

Utile forse, ma nessuno ha mai saputo dire quanto. Tutte le ricerche dicevano già allora che le persone venivano da noi per il passaparola e per le esperienze precedenti (cioè perché qualcuno aveva visto le nostre bellezze ed era stato accolto bene!), non davvero per la presenza alle fiere turistiche o per le campagne pubblicitarie. Così siamo diventati la prima meta del turismo internazionale. Posizione persa quando abbiamo cominciato ad imitare gli altri, su terreni nei quali gli altri erano molto più forti di noi.

Dapprima con le offerte, i prodotti standard e le strutture in tutto e per tutto copiate dall’estero (alberghi di catena, villaggi turistici, pacchetti stereotipati…), e poi quando abbiamo progressivamente abbandonato la nostra cultura dell’accoglienza per sposare definitivamente un approccio (quello della promozione impostata sul marketing tradizionale), proposto come bacchetta magica e rivelatosi pieno dei limiti dei quali abbiamo detto.

Non so se ci rendiamo conto, alcune Regioni sono arrivate a emanare norme sulla base delle quali per ottenere un cofinanziamento dei progetti turistici bisognava adottare la logica del marketing! Ovviamente intendo il marketing tradizionale (target, mktg mix, …). Come se non esistessero altre modalità per stare nel mercato.

Si potrebbe dire che in Italia il marketing da strumento di lavoro è diventato pensiero dominante. Di più: è diventato legge! (continua)

by @GDallAra

ph credits :

millionportalbay

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