Il 2.0 e la bassa stagione nel turismo [ Marketing 2.0 : è un caffè sospeso] quinta parte

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Non so se i temi che ho delineato sinora – certo in modo schematico – siano stati in grado di dare almeno il senso di quanto, secondo me, è accaduto nel nostro Paese. Ora però torniamo al tema. Oggi il marketing dell’accoglienza, cioè il nostro grande punto di forza, proprio grazie al web, ai Social Network, e ai Media del Dono…, è diventato un formidabile argomento, accessibile a tutti, a tutte le destinazioni e a tutti gli operatori.

E in particolare, come si sostiene da più parti, è accessibilissimo e adatto alle Piccole e Medie Imprese che sono l‘altra caratteristica del nostro sistema ospitale. Certo utilizzare bene i Social Media è molto impegnativo, ma in compenso si tratta di una modalità meno costosa di quelle tradizionali, e soprattutto una modalità che può essere molto più efficace.

Quali sono allora gli investimenti sui quali puntare, e gli strumenti collaterali al web ai quali dare vita, se si vogliono esplodere le potenzialità del tema accoglienza? Se si sposa il tema dell’accoglienza intesa sia come capacità di gestire l’ospitalità in tutti i suoi aspetti (strutturali e relazionali), sia come marketing dell’accoglienza – e quindi attenzione alle modalità per capitalizzare le relazioni (trasformarle in dialogo), gestire il ricordo e la fidelizzazione, e trovare nuovi mercati avendo gli ospiti come partner – occorrono molto ascolto (che grazie alla rete può essere continuo e diretto), molta sensibilizzazione dei soggetti coinvolti, e molta formazione.

Lo so che a qualcuno possa sembrare strano, ma sensibilizzazione e formazione possono generare più arrivi e presenze in un territorio e in una struttura ospitale, assai più dei soliti vecchi strumenti della promozione, se supportati dalla presenza attiva e coerente sul web 2.0. Questo perché il cuore dell’esperienza turistica è fatto dalle persone.

Per fare un esempio concreto: sensibilizzazione e formazione sono indispensabili se davvero si vuole riempire in bassa stagione. Non penserete di convincere qualcuno a venire da voi quando tutti gli altri se ne sono andati (e magari anche gli operatori potendo se ne andrebbero), solo con le armi tradizionali! Ci avete già provato e il problema non è stato risolto.

Se avete una buona offerta, affrontare la bassa stagione è in primis un problema di marketing interno ed è anche un problema che i nuovi media, i media del dono, il web 2.0 possono affrontare in una prospettiva diversa e contribuire a risolvere. Questo perché i media del dono sono l’ambiente chiave per creare comunità, non solo tra i “turisti”, ma anche tra i residenti, e tra residenti e turisti. Ed è questo sistema condiviso che può essere la premessa per la soluzione del tema più spinoso del turismo italiano, quello della stagionalità.

Solo un grande sistema di relazioni tra turisti, residenti, operatori turistici, un sistema condiviso, di relazioni di spessore, può costituire la piattaforma indispensabile per una presenza efficace sul web e nei mercati. Il tema si fa complesso e mi limito allora a citare dei casi concreti così da essere più chiaro. Avete presente la forza di iniziative quali “Chiedilo ai residenti” (“just ask the locals”) che diversi Uffici informazione turistica propongono per qualificarsi? E che viene proposto anche da reti di Blog , oppure iniziative come “Rent a Local Friend”, oppure ancora iniziative come “Si può visitare!”  o l’esperienza “Meeting the French” ?

Conoscete community composte da abitanti che vogliono diventare Ambasciatori del Territorio, come globalgreeternetwork ? Pur tra tanti limiti, sono alcuni dei casi che mostrano come sia possibile dare vita a condivisioni e comunità, dapprima tra locali e operatori turistici del territorio, e poi anche con i turisti, e come tutto questo possa contribuire a rompere i limiti della turisticizzazione di un territorio (o di una offerta), e della sua banalizzazione; e tra questi il grande limite che le proposte turisticizzate di norma hanno, ovvero la stagionalità turistica, per definizione breve, turistica appunto.

La stagione breve, ripeto, di norma ce l’hanno i prodotti “turistici”, non i territori! Non certo i luoghi “veri”, vissuti tutto l’anno. Solo uscendo da quel limite, “turistico”, la stagionalità diventa quella che desiderano le persone vere e può durare tutto l’anno. Perché le relazioni e lo stile di vita non hanno stagione. Ma in tutto questo la piattaforma, o forse meglio l’ambiente indispensabile, è quello 2.0. Poche cose come i Social Network sono in grado di creare e coltivare legami tra le persone.

Dopo avere umanizzato l’approccio al mercato, la rivoluzione di internet riuscirà anche ad umanizzare l’approccio al turismo? (continua)

@GDallAra 

ph credits yashintagunawan on Pinterest

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